Milton H. Erickson

Milton H. Erickson

Milton Hyland Erickson
(Aurum, 5 dicembre 1901 – Phoenix, 25 marzo 1980) è stato uno psichiatra statunitense.
È riconosciuto come uno dei più importanti psicoterapeuti e ipnoterapeuti del Novecento. In particolare rivoluzionò la prassi dell’ipnosi come approccio terapeutico e diede un apporto teorico e tecnico originale e innovativo alla terapia, sia concependo l’inconscio come gravido di risorse fondamentali per la guarigione (segnando così un distacco dalla concezione freudiana quale serbatoio di conflitti rimossi), sia nell’uso innovativo di comunicazioni e compiti per il paziente.

L’influenza di Erickson ebbe una notevole influenza nello sviluppo di molte nuove terapie, teorie e approcci psicologici, come la terapia strategica, la psicoterapia breve nelle sue varie forme, la programmazione neuro linguistica, il costruttivismo.
Nella formazione di Erickson oltre agli studi di medicina e psichiatria, negli anni della maturità, furono fondamentali le personali vicende di vita dalle quali apprese fin dall’infanzia, le possibilità di utilizzare le sue risorse inconsce, le strategie comunicative e la sensibilità/umanità verso i suoi pazienti.
Erickson crebbe in una fattoria del Middle West. L’infanzia fu segnata da molteplici handicap. Fin dalla nascita era affetto da cecità cromatica (daltonismo), dislessia e mancanza del ritmo, fu colpito due volte da poliomelite. La prima volta all’età di diciassette anni fu molto grave: dopo essere uscito dal coma rimase paralizzato. Fu curato in casa sua, nella fattoria.
Milton scoprì da solo il fenomeno della focalizzazione ideodinamica indiretta: “era seduto su una sedia a dondolo e sentiva un forte desiderio di guardare dalla finestra. La sedia si mise a dondolare nonostante egli fosse completamente paralizzato! [...] prese a utilizzare il suo metodo muscolo per muscolo, articolazione per articolazione. L’osservazione della sorellina che imparava a camminare gli servì da stimolo e da guida nella sua rieducazione.” (Dominique Megglé, Psicoterapie brevi, Red Edizioni, 1998 Como, p. 32)
Con il termine focalizzazione ideodinamica ci si riferisce a un semplice fenomeno che fa sì che quando pensiamo a una certo comportamento lo agiamo impercettibilmente a livello inconscio.
Se ne incominciò a parlare – alla fine del ’800 – alla scuola di Nancy in questi termini:
“Abbiamo stabilito che ogni suggestione tende a realizzarsi, che ogni idea tende a farsi atto. Tradotto in termini fisiologici, questo vuol dire che ogni cellula cerebrale azionata da un’idea aziona le fibre nervose che devono realizzare questa idea. [...] Se dico a qualcuno: <>, questo qualcuno, che non avrà alcun motivo di credermi, sentirà più o meno distintamente la presunta vespa, e porterà la mano alla fronte, esteriorizzando lì il prurito creato dal sensorio azionato dall’idea della vespa. L’idea è diventata sensazione”
(Hippolyte Bernheim, L’ipnotismo e la suggestione nei loro rapporti con la medici legale, Doin, Paris 1897)

La moglie in una lettera a uno studente colpito da polio raccontò che “Imparò a camminare con le stampelle e a tenersi in equilibrio sulla bicicletta; finalmente ottenuta una canoa, alcune provviste indispensabili per un equipaggiamento da campeggio e una manciata di dollari, progettò un viaggio per un’intera estate, a partire dal lago vicino al campus dell’Università del Wisconsin, per proseguire seguendo il corso del Mississipi, spingendosi a sud oltre St. Louis, fino a ritornare indietro nello stesso modo. [...] Andò incontro ad alcune avventure e, dopo aver affrontato molti problemi, imparando però vari modi per affrontarli e incontrando molti personaggi interessanti, alcuni dei quali gli furono di grande aiuto, completò il viaggio, ritornando in condizioni di salute di gran lunga migliori, con muscoli delle spalle ben sviluppati, pronto ad affrontare gli studi universitari di medicina.” (Jeffrey K. Zeig, Erickson. Un’introduzione all’uomo e alla sua opera, Astrolabio, Roma 1990, p. 21)

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